La chiesa parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo - PRO LOCO DI NOVENTA PADOVANA

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La chiesa parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo

Storia e Arte
Litografia di Gianni Trevisan impressa in 200 esemplari per la Pro Loco di Noventa Padovan in occasione del 250° anniversario della consacrazione della chiesa parrocchiale di Noventa (1749-1999)


LA CHIESA PARROCCHIALE
DEI SS. APOSTOLI PIETRO E PAOLO
IN NOVENTA PADOVANA




La chiesa parrocchiale risale al '700: è indubbiamente edifiio religioso tra i più monumentali della riviera del Brenta, pur non trovandosi, come in altri paesi, nei pressi del corso d'acqua, ma quasi incorniciata dai parchi secolari e dalle antiche mura di cinta di due antiche ville.

La facciata è di gusto prettamente settecentesco con un grande frontone e un alto ordine di lesene ioniche, portale con timpano, nicchie laterali, con le statue dei due santi patroni, statue d'angeli recanti le chiavi (simbolo di Pietro) e la spada (quella di Paolo). Sui vertici del frontone tre statue rappresentanti la Carità, la Fede e la Speranza. Assieme alle sculture dell'interno, queste statue fanno della chiesa di Noventa quasi una galleria degli scultori padovani del '700 in particolare della scuola del Bonazza. Pur con qualche incertezza, data la mancanza di documenti le statue dell'esterno sono attribuite con fondamento a Pietro Danieletti e gli angeli sopra il portale, forse, ad uno dei Bonazza.



All'interno in una nicchia scavata nella parte sinistra, sopra la cappellina battesimale, si può ammirare il "pezzo forte" tra le sculture: una Madonna con il Bambino seduta, che in antico era venerata sull'altare del S. Rosario, ora di S. Giuseppe: appartiene indubbiamente a Giovanni Bonazza, e risale forse al primo decennio del '700.

Dall'ingresso si ha una vista completa della navata unica, spaziosa ed ampiamente illuminata dalle quattro grandi finestre "termali", secondo la tradizione veneta, dell'arco trionfale e dell'abside con volta a crocera e due altri lunettoni. Le pareti sono ritmate da un doppio ordine di lesene, sotto ioniche, sopra toscane, e, a metà delle pareti laterali e accanto all'abside sono situati i quattro altari minori, a due a due simili. Si deve notare ancora la grande cantoria con la "mostra" d'organo sopra la porta d'ingresso, con tre tele sul parapetto, e la cassa d'organo, settecentesca, lavoro pregevole con quattro angeli musici in legno. L'organo stesso è strumeno di pregio.
Nella navata si possono ammirare le stazioni dell Via crucis: opere probabili della bottega di Francesco Hayez, dunque ottocentesche. Alcune stazioni sono particolarmente belle, soprattutto quelle in cui è evidente una levità di timbro di derivazione settecentesca; più accademiche altre raffigurazioni.
Sulla parete destra sta una grande tela di ignoto, forse del sec. XVII, di scarso interesse: rappresenta la Madonna del Carmine che intercede tra i Santi, per le anime purganti. Sull'altare oggi del S. CuorediGesù, stava una pala settecentesca ora presso la sala parrocchiale. E' opera di ignoto settecentesco di non grandissima qualità ma interessante; rappresenta S. Antonio con il Bambino e S. Bovo, vestito da guerriero con statuetta di un bue in mano. Si venerava sullo stesso altare anche il grande crocifisso tardo settecenteso che ora si trova a lato dell'altare maggiore, legato ad un lungo culto nl paese e secondo la tradizione proveniente dall'oratorio di una villa non più esistente; sarebbe stato benedetto da S. Gregorio Barbarigo.
Nel soffitto della navata vi è un affresco del '700 di ignoto pittore con la gloria dei SS. Pietro e Paolo. E' attribuito a Girolamo Brusaferro (1700-1760), secondo C.B. Tiozzo, e databile verso il 1749.
L'abside è, assieme alla facciata, la parte più completa della chiesa. La volta a crocera ha i costoloni decorati da stucchi monocromi dipinti. Il presbiterio presenta due grandi tele poste tra lesene ioniche con alti piedistalli, ed un coro intagliato settecentesco. Queste due tele, di buon livello artistico, appartengono alla tarda scuola veronesiano-tintorettesca:sono evidenti affinità con la pittura di Paolo Veronese, ad esempio nei grandi colonnati dietro ai quali si intravede il cielo carico della laguna, o della terraferma veneta. Rappresenta la Presentazione di Gesù al Tempio e l'Adorazione dei Magi.
Il catino absidale e il retroaltare sono sfarzosi nella decorazione a stucchi, volute, dorature, riquadri di fine esecuzione, che incornicano una discreta pala tardo cinquecentesca, in passao attribuita a "un dei da Bassano" e addirittura a Jacopo Bassano. Sono chiare invece altre influenze, forse tintorettesche. Dietro alla muscolosa figura di Cristo dolorante, circondato da S. Pietro, S. Paolo e S. Maria Maddalena, è dipinto un paesaggio che sarebbe una veduta della Noventa della seconda metà del '500.


L'ALTARE MAGGIORE
All'estremità del presbiterio, al termine degli stalli del coro, è eretto il bellissimo altare maggiore, in marmo pregiato di Carrara, con rimessi di verde antico di Verona. E' lavoro assai pregevole che piacque anche nell'800, tanto da non subire, come in altre chiese, rimaneggiamenti radicali, malgrado il gusto fosse lontanissimo da quello settecentesco. E' costituito dalla mensa, sopraelevata di tre gradini, con paliotto a bassorilievo e due volute con teste d'angelo ai lati; dai gradini per l'apparato dei candelabri, dal ciborio riccamente lavorato come un tempietto e incluso in altro da una specie di cupolino con intarsi di marmo verde di varie formeconcluso dalla statua, di piccole dimensioni, del Salvatore risorto. Ai lati, sopra i due pilastri, le statue di formato più grande del naturale, di S. Pietro (a sinistra di chi guarda) e di S. Paolo (a destra) caratterizzati  ambedue dal libro e, il secondo, dalla spada, strumento di martirio dell' "Apostolo delle Genti".
Il retro dell'altare ha solo l'architettura del ciborio avanzata, nel vano dell'abside vera e propria; sullo zoccolo del S. Paolo è la firma dello scultore, in caratteri capitali, ed in forma abbreviata: PIE. DANI. F., cioè Pietro Danieletti fece. L'opera è opera infatti di questo scultore padovano (1711-1780), allievo di G. Bonazza. L'altare dovrebbe risalire al 1748, le statue allo stesso periodo, sulla metà del sec. XVIII.
 
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